Palazzo Comunale (1525), piazza del Duomo
Venne costruito a seguito di una decisione del General Consiglio del 9
luglio 1524, che dispose anche la demolizione del vecchio palazzo ormai
fatiscente, per destinarlo ad alloggio del seguito del Podestà e
ad uffici di vario genere e funzione. L’architetto è
sconosciuto. I lavori iniziarono il 20 aprile 1525. Tra il 1958 ed il
1962 vennero ristrutturati dall’architetto Carlo Perogalli e
dall’ing. Mosconi il Palazzo Pretorio ed il corpo di fabbrica a
monte del Torrazzo. La facciata non subì mutamenti sostanziali.
L’inaugurazione avvenne il 17 giugno del 1962.
Palazzo Marazzi-Griffoni (1422), via Marazzi 14
Abitato dai Vimercati fin dal 1422 passò in parecchie mani,
subì molti rifacimenti ed ebbe numerose mansioni: dal palazzo di
famiglia nobile all’osteria per viandanti ed albergo rinomato.
Uno dei suoi proprietari, l’albergatore Falcioni, lo
impreziosì con mobili ed oggetti antichi, tra i quali i dipinti
di numerosi maestri del calibro di Guido Reni, del Guercino, del
Previstali, di Vincenzo Foppa, del Giorgione. Solo dopo la fine della
prima guerra mondiale tornò alla sua originaria funzione di
residenza.
Palazzo Benzoni-Donati (1504), via Marazzi 7
Eretto attorno al 1504 dal bisnonno dell’Innominato manzoniano,
Socino Benzoni, in origine era a forma di L e seguiva il percorso di
via Marazzi, forse anche per la preesistenza di alcune case del
Benzoni. Dal 1765 fu ampliato dai Martini che aggiunsero un’ala e
spostarono l’entrata principale sul lato di piazza Trento e
Trieste, così da creare una sontuosa scenografia alla
“genovese”, in seguito parzialmente occlusa da un corpo di
fabbrica costruito poco dopo che altera la visione
d’insieme.
Palazzo Pretorio (1548), piazza del Duomo
Gli studiosi affermano che il palazzo Pretorio sorse con una decisione
presa dalla Comunità nel 1548, sul luogo dove c’era
la sala consiliare del 1345, già migliorata nel 1499, ma ormai
insufficiente. Questo spiega la sontuosità del palazzo,
destinato ad essere abitato dai rampolli delle grandi casate veneziane
che, per una specie di tappa del loro “cursus honorum”,
venivano inviati come podestà a Crema e fregiavano con le loro
insegne gentilizie i muri degli edifici. In questa ala si trova
l’attuale sala del Consiglio, adorna di molti quadri ad olio
rappresentanti podestà veneti (alcuni di mano del Barbelli) e di
un’opera del 1965 di G. Perolini raffigurante gli ostaggi di
Crema in mano al Barbarossa durante l’assedio della città.
Palazzo Vescovile (1548-1549), piazza del Duomo
Ordine, proporzione e simmetria regolano la facciata
dell’elegante palazzo, pensato, nell’elegante e sobrio
linguaggio del Rinascimento lombardo, come sede del Collegio dei Notai,
dei Giuristi e dei Mercanti. Fu edificato nel 1548-1549 (come indicato
dalla scritta incisa intorno al capitello della seconda colonna) e,
secondo una delibera delle “Parti Prese” del 25 febbraio
1547, doveva farsi “secondo il modello ultimamente fatto per il
Spett. Pietro Terno” che aggiunge l’attività di
architetto a quelle di scrittore, di uomo di governo e di ambasciatore.
Il palazzo fu donato dalla comunità al primo vescovo di Crema,
Gerolamo Diedo, in seguito alla concessione della dignità di
Diocesi alla città, da parte del Papa Gregorio XIII nel 1580.
Ex palazzo del Monte di Pietà (1569), via Verdi 2
Istituito nel 1496 dal General Consiglio, venne però trasferito
in varie sedi, finché nel 1569 si iniziò la fabbrica del
palazzo, che venne portata a termine nel 1586. Unico esempio di ordine
gigante in città, presenta una scansione verticale data dalle
massicce paraste ioniche, innalzate su possenti basamenti e terminanti
in un alto fregio decorato. Il portale, a tutto sesto, inquadrava
un’immagine della “Pietà”.
Palazzo Compostella (1585), via Matteotti 46
Già sede del Priore dell’Abbazia di Cerreto, fu abitata
dai Dolfin, nota e nobile famiglia Veneziana, dal 1585, anno in cui se
ne hanno notizie, anche se sicuramente l’edificio era già
presente in epoca anteriore. L’anfiteusi in seguito passò
alla Comunità di Domodossola e ad alcuni nobili, per giungere ai
Compostella, famiglia bassanese nota sin dal XII secolo. Recentemente
è stato restaurato.
Palazzo Vimercati-Sanseverino (1602), via Benzoni, 11
Certo il più bel palazzo Vimercati a Crema, venne fatto
edificare nel 1602, conglobando le case più antiche, dove erano
vissuti Sermone Vimercati ed Ippolita Sanseverino (figlia di un
generale del duca Galeazzo Sforza), ed il loro figlio Marcantonio; fu
completato dai nipoti Orazio ed Ottaviano. E’ l’unico
esempio di palazzo cremasco tuttora appartenente alla famiglia che lo
fece erigere tra il 1590 e il 1602.
Palazzo Benzoni-Frecavalli (1627), via Civerchi 9
I Benzoni fissarono la loro dimora in questa zona della città
già nel XIII secolo, ma solo con il testamento di Nicolò
(1448) si hanno notizie sull’ampiezza dell’edificio che
venne qualificato come grande dimora adatta ad una facoltosa famiglia
con servitù e seguito. I Benzoni furono l’unica famiglia
nobile cremasca a diventare Signori di Crema, dal 1403 al 1423.
L’elegante plasticismo dell’insieme trova la sua più
alta espressione nel sontuoso portale. I recenti restauri, condotti nel
corso dell’anno 2001, hanno riparato i danni arrecati da secoli
di decadenza ed hanno restituito il palazzo ad una fruizione pubblica.
Dal febbraio 2002 esso è infatti la prestigiosa sede della
Biblioteca Civica.
Palazzo Foglia (1650 ca.), via Ponte Furio 16
La semplice facciata di questa dimora angolare, costruita a metà
del Seicento, si discosta dalla preziosa decorazione rococò del
suo interno: la scala settecentesca è infatti coperta da un
soffitto dotato di cornicione con conchiglie e la lanterna da una
corona d’alloro con putti. Le ricche cortine ad affresco con
fasce blu su sfondo rosso costituiscono un unicum nella decorazione
d’interni dei palazzi di Crema.
Palazzo Fadini-Zurla (metà del Seicento), via Alemanio Fino 20
Severo ma elegante edificio seicentesco è apprezzabile per le
proporzioni e per l’impaginazione della facciata nella quale un
originale decoro a bugne incornicia le finestre ed il severo portale
sormontato, al centro, dall’inconfondibile stemma marmoreo
raffigurante tre uccellini, “gli zurlini”.
Palazzo Toffetti-Crivelli (1663), piazza Caduti sul Lavoro 2
La famiglia Toffetti diede inizio nel 1640 alla costruzione del
palazzo, conclusasi nel 1663, anno in cui Carlo Sangiovanni Toffetti
era segnalato come occupante di questa area. Pregevole il portale,
sormontato da un balconcino, retto da due colonne corinzie e recante lo
stemma dei Toffetti: un leone rampante che regge una targa a
scacchiera.
Palazzo Tinti-Bondenti (tardo Seicento), via Civerchi 4-6
Di proprietà dei Tadini erano due vecchie case, poi demolite per
favorire la costruzione del palazzo, di gusto barocco. Probabilmente
vennero riutilizzati alcuni muri delle case, perché attraverso
le ampie scrostature dell’intonaco si può vedere il
paramento murario del Quattrocento e sopra l’architrave della
porta si trova un frammento d’arco a tutto sesto in mattoni.
Palazzo Vimercati-Zurla (ante 1685), via Civerchi 3-5
I Vimercati furono proprietari di questo edificio già dal 1685,
ma l’intera area risulta già presente in epoca precedente.
Di questa famiglia resta testimonianza nelle tavolette dipinte, tolte
da un soffitto a pianoterra e vendute, nel 1951, al Museo Poldi Pezzoli
di Milano. La facciata presenta un doppio ordine, separato da una
prominente modanatura, e scandito dalle finestre ombreggiate da
decorazioni e timpani in altorilievo. Dal 1816 vi dimorarono i
Bottesini (Giovanni Bottesini fu celebre contrabbassista, compositore e
direttore d’orchestra) ed il palazzo divenne centro della cultura
musicale della città..
Palazzo Patrini-Premoli-Pozzali (ultimo decennio del Seicento), piazza Premoli
Elegante palazzo, dal quale prende nome la piazza. Costruito tra
l’ultimo decennio del Seicento ed i primi anni del Settecento per
volontà di Domenico Patrini, nel 1755 l’ultimo discendente
dei Patrini scelse la vita monastica ed il palazzo fu ceduto ai
Benvenuti e successivamente acquistato dal conte Giulio Premoli. Il
palazzo si presenta imponente e rigoroso con un parametro murario in
cotto.
Palazzo Benvenuti-Bonzi (1710), via Matteotti 41
I fratelli Benvenuti affidarono, nel 1710, la costruzione del loro
palazzo al maestro Giuseppe Bos, milanese. Tale intervento
riguardò anche la sistemazione urbanistica della via,
perché i muri vennero retrocessi, dando in tal modo maggior
ampiezza alla strada ed alla visione dell’edificio. Venne
rimaneggiato nel 1861, quando i Vimercati fecero sistemare la facciata
da un altro architetto milanese, il Chierichetti.
Palazzo Terni-Bondenti (1711), via Dante Alighieri
E’ una delle dimore storiche più affascinanti della
città. La sua ruvida pelle in caldo cotto a vista, il lato a
monte incompiuto con finestre aperte sul cielo, i ferri battuti antichi
sulle aperture ovali della muraglia verso Via Dante Alighieri gli
conferiscono uno charme vagamente decadente tuttavia meraviglioso. Il
palazzo fu iniziato per volontà del conte Nicolò Maria
Bondenti nel 1711 su progetto dell’architetto piacentino Giuseppe
Cozzi, al quale subentrò in seguito Andrea Nono. Nel 1735 veniva
collocato lo splendido cancello in ferro battuto, firmato Giovan
Battista Racchetti, che dall’androne d’ingresso dà
adito al giardino. Al suo interno si espressero pittori del calibro di
Martino Cignaroli e Giovanni Galliari.
Palazzo Albergoni-Arrigoni (1756), via Cavour 8
Questa importante dimora privata ricevette l’attuale assetto
monumentale a metà del Settecento (1756), quando un architetto,
di cui non è nota l’identità, progettò e
costruì la parte Est, destinata a chiudere le due ali esistenti.
Il corpo di fabbrica centrale, attraverso i tre archi del portico
a colonne binate e lo splendido scalone con ricche balaustre a volute
di marmo ed affresco nella cupola (quasi unico esempio
nell’Italia del Nord), permette l’accesso alla galleria
interna superiore che mette in comunicazione le due ali parallele,
abitate. Questo raccordo è interno rispetto alla strada e si
può intravvedere oltre la cancellata prospicente via Cavour
preceduto da un giardino all’italiana.
Palazzo Bisleri-Vailati (1840), via Mazzini 80-82
Il precedente palazzo, dimora nel Seicento della famiglia Bremaschi e
poi dei Martini, venne rinnovato nel 1840 dal nuovo proprietario,
Vincenzo Bisleri, ad opera di un ignoto architetto. Il progetto
prevedeva una facciata dotata di corpo centrale segnato da finestre
modanate su due piani, munite di un balconata e terminante in un
timpano e di due corpi con entrate ad arco a tutto sesto.
L’ultima ristrutturazione avvenne nel 1984-87.
Villa Allocchio (1815), via Piacenza 56
Nel quartiere di San Bartolomeo si trova Villa Allocchio, su un pianoro
rialzato, in via Piacenza, sulla quale si affaccia con il lato
orientale delimitato da una coppia di balconate massicce con colonne
sottili classicheggianti. Fu eretta nel 1815 dall’avvocato
Alberto.





